Slider Slider Slider

Cari Fratelli… Per costruire questo tempio vivente, questa nuova città di Dio nelle nostre città, occorre tanta preghiera, occorre valorizzare ogni opportunità che offrono la liturgia, la catechesi, e le molteplici attività pastorali, caritative, missionarie e culturali che conservano “giovane” la vostra promettente parrocchia.

Benedetto XVI omelia per la consacrazione della nuova Chiesa 16 novembre 2007
Pubblicato il 08/13/2016, in Notizie.

 

 

San Bernardo, 12 agosto 2016

È un po’ di tempo che non mi faccio sentire … e purtuttavia sento che il tempo vissuto nell’umile tentativo di rispondere a ciò che Dio vuole da noi non allontana, anzi, permette di andare sempre più al fondo della promessa di essere in Lui una cosa sola. Questo è l’animo con cui scrivo queste mie righe.

Quest’ultimo periodo si è caratterizzato per alcune novità. La prima di queste è che ho cominciato a insegnare religione in una scuola statale presente nel nostro territorio parrocchiale. La volontà di immergermi in quest’avventura viene dall’esperienza positiva di insegnamento della religione che ho avuto quando mi trovavo a Roma e dal desiderio di aprire le nostre porte al mondo giovanile del quartiere dove stiamo lavorando. La spinta e l’appoggio della direttrice dell’istituto in cui ora presto servizio sono stati determinanti per la decisione, presa assieme ai miei superiori, di assumere il nuovo incarico.

Quando sono andato all’ufficio ministeriale per ottenere il permesso all’insegnamento, mi hanno detto che ero una specie molto rara: un sacerdote che richiede l’accesso alla scuola pubblica era una cosa quasi mai vista. In effetti ci sono molti preti che insegnano nelle scuole private di orientamento religioso, mentre nella scuola statale, a quanto pare, pochissimi si azzardano a mettere piede. Sto toccando con mano il perché: uno si trova davanti alla neghittosità e all’atteggiamento sprezzante di ragazzi abbandonati a se stessi e senza motivazioni.

I drammi che si portano sulle spalle fanno impressione: molti han perso qualche genitore per malattia o questioni legate alla droga, qualcuno ha addirittura assistito all’uccisione di persone care in strada. La gran parte sono figli di genitori separati che lavorano molte ore del giorno: nel pomeriggio si trovano da soli e diventano facile preda delle molte compagnie devianti presenti nella zona.

Non posso ancora dire di essere entrato nel mondo dai risvolti ancora per me misteriosi di questi ragazzi che incontro settimanalmente. Stranamente però, qualche parola colta qua e là in mezzo alla confusione che si crea durante la lezione, può lasciare un piccolo segno, come in Cristian che dopo una lezione disastrosa quanto a partecipazione, mi sussurra: “padre non demorda perché quello che ci dice lei non ce lo dice nessuno”.

Un giorno li ho portati in chiesa perché vedessero che esiste un luogo pulito, bello e ordinato dove si da culto a Dio. Non ho potuto non meravigliarmi e gioire per la marea di domande che spontaneamente e in maniera composta mi hanno rivolto sulla fede, sulla libertà umana, sulla misericordia di Dio e sulle ingiustizie del mondo. Una cosa mi è apparsa chiara: incontrando, toccando e vedendo un altro mondo rispetto a quello che hanno sempre visto, sono persone diverse, pacificate, viene fuori la loro personalità vera. Questo è il motivo per il quale in fondo vale la pena di insegnare: che possa essere per loro un riflesso di quel Cristo che mi ha offerto un’esperienza di vita più umana e speranzosa, incontrandomi Lui prima che fossi io a cercarlo. La settimana successiva, sull’onda dell’entusiasmo per averli fatti evadere dalla “prigione” della scuola, li ho portati nel posto dove facciamo la mensa dei poveri. L’effetto fuga dalla scuola era già svanito, ed è riapparso il solito clima di pigrizia e menefreghismo. Chissà di quanti “sorrisi” avranno bisogno prima che comincino a sentire le circostanze della vita come interessanti e significative!

L’altra novità di questo ultimo tempo, che rivoluziona un po’ il volto della nostra presenza a San Bernardo, riguarda alcuni cambi nella formazione dei preti con cui condivido la casa e la missione. Don Alessandro, con cui ho condiviso l’avventura cilena fin dall’inizio, partirà con destinazione Puente Alto (altra zona della periferia di Santiago) dove esiste il progetto di costruzione di una nuova parrocchia oltre a quella esistente dedicata a Pedro Bonilli. L’apertura poi di una nuova casa della fraternità san Carlo in Colombia comporta la partenza di due sacerdoti con cui ho vissuto questo ultimo anno: don Matteo Invernizzi e don John Roderick.

I due nuovi sacerdoti destinati a vivere in casa con me sono don Alessio Cottafava e don Tommaso De Carlini che sono stati recentemente ordinati nel giugno scorso. Nel contesto di questi cambi, dal prossimo settembre assumerò l’incarico di parroco nella stessa parrocchia dove ho lavorato finora, rilevando don Alessandro che ha ricoperto questo ruolo fino a qui. Per rispondere al meglio al nuovo compito non farò più il cappellano nell’istituto Edudown dove comincerà a recarsi regolarmente don Tommaso per accompagnare i genitori dei bambini con sindrome di Down.

Mi affido alle vostre preghiere perché la nostra nuova “squadra” di missionari possa costituire un cuor solo e un’anima sola, un segno visibile e luminoso della comunione che Cristo ha reso possibile tra gli uomini. E poi perché possa dar frutti positivi per tutti la nuova responsabilità che mi è stata affidata.

Un saluto affettuoso,

Stefano Don

Nella foto: i Sacerdoti della Casa di Missione di San Bernardo

100_1818

Pubblicato il 07/02/2016, in Notizie.

Inizieremo l’anno pastorale 2019/2017 con un ritiro  per i collaboratori parrocchialiPage0001cliccare per ingrandire il programma

DSCF0179