Il presepe della scalcagnata compagnia

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Don Michele Lugli – Presepe vivente 2019

Ogni anno preparare il presepe vivente è una grande prova di fede. Ci vuole tanta fede perché la pioggia è sempre in agguato per farci lo sgambetto; pioveva e c’era vento fino a poche ore fa e poi è arrivato il sole con quest’aria tiepida. 

Ci vuole tanta fede quando guardi la squadra che organizza il presepe. Sono più di 50 tra operai, figuranti e opinionisti. Se fai la somma dei loro caratteri ottieni solo un gran casino. Però nonostante tutto alla fine il presepe vivente nasce. Anche se ognuno segue la sua teoria, pianta il chiodo dove gli pare, decide le misure a modo suo, sposta le cose che un altro ha appena collocato… alla fine i pezzi combaciano. Il risultato è un miracolo che supera la somma dei fattori. Dio è all’opera in questa compagnia scalcagnata!

San Francesco d’Assisi fece il primo presepe vivente nel 1223. Non voleva fare uno spettacolo teatrale ma contemplare il mistero di Dio che diventa uomo. Il presepe è una pagina di vangelo che prende vita; un’icona da contemplare; una finestra sul mistero.Per questo vi invito a seguire la sacra rappresentazione in silenzio, viviamo questo gesto come un momento di preghiera. 

Vedremo cinque scene ma per capire non basta guardare, occorre avere una chiave di lettura; una chiave che apra la porta dell’apparenza e ci permetta di vedere oltre e comprendere il senso di ciò che stiamo celebrando. Per questo vi offro un’immagine di Don Giussani che riassumo in tre battute.

Immaginate il mondo come un’immensa pianura; in questa pianura ci sono tanti cantieri; in ogni cantiere ci sono tanti operai che lavorano sotto la guida di ingegneri e architetti; ogni impresa sta costruendo un ponte formato da migliaia di archi per collegare la terra con il cielo.

Ad un certo punto sulla cima di una collina appare un uomo che abbracciando con lo sguardo tutta la valle grida: Fermatevi! Il vostro sforzo è nobile ma triste. Non riuscirete mai nel vostro intento. Dio si è commosso ed è venuto in vostro aiuto. Abbandonate i vostri progetti e seguitemi. Io vi costruirò il ponte. Io sono il ponte! 

Tutti gli operai sospendono il lavoro per guardare quell’uomo misterioso. Però subito i capi cantiere li richiamano al dovere: Non vedete che è un pazzo. Non perdete tempo. Tornate a lavorare.Tutti obbediscono tranne alcuni che calamitati da quell’uomo lasciano i loro attrezzi e lo seguono.


In questa immagine c’è il significato del Natale!

Da sempre l’uomo ha intuito che dietro l’orizzonte del mondo si nasconde una presenza misteriosa e buona da cui nasce la vita. Da sempre mistici e filosofi hanno cercato con la loro creatività di costruire un ponte per scoprire il suo volto e comprendere il senso della storia. Anche noi ogni giorno stiamo cercando di costruire un ponte che unisca il nostro particolare con l’infinito. Questo sforzo è nobile pero triste perché da soli non riusciremmo a dare compimento alla vita. 

Il Natale ci ricorda che Dio inaugura un cammino nuovo… non è più l’uomo che deve sforzarsi di costruire il ponte che unisce la terra con il cielo, ma è lui che costruisce il ponte. Gesù è la pietra angolare di questo ponte che cresce attirando e incorporando le pietre vive di coloro che credono in lui.

Pochi sanno che San Francesco d’Assisi non mise un bambinello nel presepe ma volle che dentro la capanna della natività un prete celebrasse la messa di Natale sulla mangiatoia. Fece questo per dire che l’incarnazione di Dio non è un fatto del passato ma continua nel presente. Gesù si fa carne attraverso il volto dei fratelli: dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sto in mezzo a loro.

Come avete visto al presepe arriva tanta gente. Ma come hanno trovato la strada? I magi seguendo una stella; i pastori seguendo l’annuncio dell’angelo. E tu!? Corri, corri, tutto il giorno preoccupato; ma dove corri? non t’accorgi che la vita è piena di stelle e di angeli? Dentro e fuori di te. Fermati un momento! Alza lo sguardo e guarda! 

La fede non è cieca; per credere occorre aver visto un segno. La fede è un cammino dello sguardo. Si comincia vedendo un segno luminoso che ti provoca e ti chiama. Avere fede significa seguire e attaccarsi a quel segno. Un segno è il tuo cuore inquieto. Un segno è un fatto che ti provoca. Non fare come lo sciocco che quando il saggio punta il dito verso la luna guarda il dito. Dove puntano i segni della tua vita?

Oggi siamo davanti alsegno dei segni. Dio ha parlato all’uomo molte volte e in molti modi sin dai tempi antichi, ma quando venne la pienezza del tempo ha parlato in modo nuovo. La sua parola si è fatto carne. Dio ha preso un volto umano per dire con la vita quello che non poteva dire con le parole. Per capire occorre guardare e seguire.

Gesù ci dice: Guardami! Ci somigliamo; siamo fratelli, figli dello stesso padre, figli dello stesso Dio. Sono di carne e ossa come te; ho vissuto una vita come la tua per mostrarti che la storia ha un lieto fine. Non avere paura! guardami e seguimi per imparare a camminare libero e leggero, guardami e seguimi per riscoprire che sei figlio di Dio. 

Pensateci un momento! Dio poteva entrare nel mondo come un uomo invece è nato come un bambino. Bambino significa prima di tutto figlio. Gesù è rimasto bambino tutta la vita. La sua forza nasceva dal suo rapporto con il Padre.

Oggi tutti soffriamo di stress da prestazione. Pensiamo che il nostro valore sia misurato dalle nostre performance. Gesù invece ci mostra che il nostro vero valore sta nell’essere figlio: belli o brutti, simpatici o antipatici, intelligenti o stupidi, ricchi o poveri, malati o sani, fortunati o sfortunati, famosi o sconosciuti abbiamo un valore irriducibile perché siamo figli di Dio. Gesù è venuto per farci riscoprire il senso della nostra nascita. Siamo voluti! Non siamo figli del caso, non siamo orfani, ma figli… figli di Dio!

Abbiamo dimenticato a chi apparteniamo ma Dio ce lo fa riscoprire quando a noi sembra di toccare il fondo. Dio aspetta che le nostre mani siano vuote per farci il regalo più bello. Il nostro cuore è pieno di cose, pensieri, pretese. Deve essere purificato, svuotato, dilatato per essere riempito.

Una leggenda racconta che fra i pastori che andarono a vedere Gesù bambino ce n’era uno molto molto povero. Così povero che non aveva nulla da offrire. Quindi mentre gli altri presentavano i loro doni lui per la vergogna rimase in disparte. Maria però lo vide e siccome aveva con le mani vuote lo chiamò e gli chiese di tenere il bambinello mentre lei accoglieva i regali. Il pastorello non ebbe il tempo di reagire che si ritrovò il piccolo Gesù tra le braccia che lo guardava.

Allora alzò gli occhi al cielo e vide le stelle. Si ricordò di quando era bambino e accompagnava suo padre sui monti a pascolare le pecore. Si ricordò di come tornavano a casa la sera che era buio e lui aveva paura. Si ricordò che suo padre gli raccontava di come Dio aveva guidato e protetto il suo popolo lungo i secoli.

Quando riabbassò lo sguardo sul bambinello si accorse che gli altri pastori erano in ginocchio attorno a lui, allora cominciò a piangere di gioia perché aveva capito che Dio non lo aveva abbandonato ma aveva scelto proprio lui e le sue mani vuote per custodire suo figlio.

Questo è il Natale: un segno ci chiama per dirci che siamo figli di Dio. 


PS Tra qualche giorno arrivano le foto e spero anche il video!

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