Una compagnia nel mondo

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Padre Mauro Lepori – Sintesi della seconda parte de “La comunione salva l’uomo fluttuante”

Il metodo di Cristo per offrire compagnia al mondo non è altro che la Chiesa come esperienza di compagnia. Per offrire compagnia al mondo, Cristo offre una compagnia nel mondo. Gesù mette nel mondo una compagnia, una comunità, una comunione vissuta, sperimentata, assolutamente originale, che Lui fa coincidere con Se stesso, con il suo Corpo, con il suo rimanere con noi. 

Dio non invia immediatamente i suoi discepoli a fare compagnia al mondo pagano, al mondo disorientato e fluttuante. Chiede ai suoi discepoli di vivere fra di loro, e di creare con chi incontrano, una vita nuova di comunione, di fraternità, a cui Gesù garantisce la sostanza, cioè la Sua presenza, l’Eucaristia. […]

La compagnia di Cristo al mondo è la compagnia di Cristo nel mondo. Per consolare l’umanità fluttuante e smarrita – anche l’umanità ostile a Dio e al disegno di Dio sull’uomo – Cristo suscita nel mondo la sua compagnia, la Chiesa, le comunità cristiane, fossero anche di due o tre persone, non importa, perchè Lui ci ha assicurato: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). 

Penso che questo sia un punto molto importante, che rischiamo di dimenticare, o di capire male. Su questo punto, che è una coscienza della natura dell’evento cristiano, si gioca tutta la verità e fecondità della nostra vita di fede. E non capire questo punto porta molti cristiani ad avere un rapporto sbagliato sia con la Chiesa che con il mondo, e quindi ad avere un rapporto sbagliato con tutte le espressioni missionarie, culturali, sociali, politiche, ecc., che siamo chiamati a vivere. Soprattutto, non capire questo punto, non capire la modalità che Gesù ha scelto per rendere vera e feconda la presenza dei suoi discepoli nel mondo, rende appunto sterile e a volte addirittura fuorviante la presenza dei cristiani nel mondo. 

Rischiamo tutti, anche a partire da una reale generosità, di voler intervenire in soccorso del mondo in crisi globale senza passare attraverso di Cristo. Rischiamo tutti di ispirarci a Gesù, al suo Vangelo, ma di non passare veramente attraverso di Lui, di non passare attraverso di Lui per soccorrere il mondo, per salvare l’uomo contemporaneo fluttuante, naufrago. Pensiamo di soccorrere meglio e più in fretta gettandoci noi in mare andando a nuoto verso il naufrago che si agita in mezzo ai flutti, invece che di perdere tempo a salire sulla barca di Pietro, a remare insieme con gli altri discepoli, e raggiungere con questa compagnia il naufrago per offrirgli di salire sulla barca e trovare in essa una compagnia di salvezza voluta, creata e mandata da Cristo Salvatore.[…]

Anche una piccola comunità di 2 o 3 persone che fanno esperienza della salvezza in Cristo è abilitata a consolare il mondo intero, perchè il compito della Chiesa non è di operare la salvezza, ma di accoglierla trasmetterla.Una piccola comunità cosciente del mistero di Cristo, cosciente della sua presenza gratuita e ardente di amore per tutta l’umanità, cioè una comunità che vive la memoria del mistero pasquale, e la celebra, una piccola comunità cioè che vive veramente l’Eucaristia, consola il mondo infinitamente di più e meglio che un esercito di valorosi che pretendono salvare il mondo con le loro proprie idee e energie. […]

La comunità cristiana è essenzialmente questo: un focolare dove continua ad ardere la fiamma dell’amore di Cristo. E ardendo nella comunità, il fuoco si propaga a tutti […] Per questo, quando ci troviamo davanti alla crisi globale del mondo, quando ci troviamo davanti alla crisi della Chiesa, […] la domanda più giusta e prioritaria che dovremmo porci non è tanto “Cosa dobbiamo fare?”, ma “Che comunione in Cristo sono chiamato a vivere, ad intensificare, con chi mi sta vicino, per offrire al mondo, a questo mondo in crisi, a questa crisi del mondo, la compagnia attraverso la quale Cristo possa consolarlo, correggerlo, salvarlo?”

 La speranza è credere che questa povera e fragile compagnia di persone povere e fragili è la risposta alla crisi globale del mondo e della storia. La crisi del mondo deve risvegliarci al valore della compagnia cristiana, che è un valore gratuito, donato tutto da Dio agli uomini. La crisi globale deve risvegliarci alla responsabilità di vivere fra di noi ciò che può consolare il mondo intero. 

La storia della Chiesa è iniziata ed è sempre ripartita da semi di comunità, che hanno incarnato la presenza di Cristo mandato dal Padre nel dono dello Spirito Santo. Non c’è carisma nella Chiesa che non abbia messo radici nella comunione fraterna e che non abbia dato frutto se non nel diffondersi di una comunione aperta ad abbracciare tutti. L’inizio è sempre un seme in cui tutto è già presente e donato. […]

Oggi, forse, Gesù cambierebbe un po’ la parola che ha detto un giorno provando compassione per le folle “perdute senza pastore” (Mt 9,36), cioè per la crisi di senso e di accompagnamento dell’umanità. Disse: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!” (Mt 9,37-38) Forse oggi Gesù non direbbe che la messe è molta, ma che il deserto è immenso, e ci farebbe chiedere al Padre di mandare seminatori nel deserto del mondo a gettare il seme della compagnia cristiana che incarna la consolazione che libera il cuore dell’uomo e lo restituisce alla comunione umana e divina per cui è creato dalla Trinità. 


Per leggere il testo completo de “La comunione salva l’uomo fluttuante” di Padre Mauro Lepori clicca qui. 

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