Racconti dal deserto

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In continuo aggiornamento e aspettando il tuo racconto.

Reclusi in casa per difenderci da un nemico invisibile che ci fa sentire quanto siamo deboli noi moderni super dotati. Uniti da una prova che non è più solo mia o tua ma di tutti. Abbiamo scoperto che nessun uomo è un’isola ma siamo tutti uniti nel bene e nel male. Obbligati a fermare improvvisamente la corsa del nostro attivismo quotidiano riscopriamo che pensare è più pesante del fare. Ci ritroviamo faccia a faccia con la famiglia che amiamo e odiamo. Dopo questa emergenza ci sarà un aumento di nascite o di divorzi? Il tempo che prima correva veloce e non bastava mai ora sembra interminabile. La casa dove speravi di tornare dopo una giornata di lavoro per riposare diventata la cella di un carcere o di un convento. Il silenzio che avvolge la città è diventato un grido assordante. Il pensiero va a chi ami lontano. Cosa rimarrà dopo questo Tsunami? Ti affacci alla finestra e ti accorgi per la prima volta della casa del vicino, dell’albero nel giardino, del cantare degli uccelli. Da dove viene la realtà? da dove sgorga il fiume della mia vita? Dopo tanto tempo alzi gli occhi verso il cielo e ti scappa un pensiero che assomiglia a una preghiera a Dio! forse tutto questo non sarà stato un sacrificio inutile se avrà risvegliato la nostra coscienza. Questo tempo di prova dove le persone muoiono può essere anche il tempo in cui le persone rinascono. Raccontaci come vivi la tua clausura. Mostraci le pepite d’oro che hai trovato in questo deserto. Usa lo spazio dei commenti per lasciarci la tua testimonianza.

don Mik

21 Replies to “Racconti dal deserto”

  1. Il lungo corridoio che mi separa dal timbro. È vuoto. Il silenzio rimbomba nelle mie orecchie mentre nella mia mente si affollano i ricordi… Cammino distrattamente, i passi veloci si susseguono, la testa bassa, il volto coperto da una mascherina chirurgica. Attacco tra 20 minuti. In lontananza l’impazzare di un monitor… Nel sangue l’adrenalina inizia a scorrere. Respira Alessia. Un altra notte sta per iniziare. Solo la maniglia antipanico ti separa da quei bambini che senti anche un po’ tuoi… Entro, il collega di spalle si volta. I ricci grigi, la stempiatura, quegli occhi pieni di vita, pieni di esperienze da raccontare, sorride da sotto la mascherina, sorride un sorriso stanco di 15 ore. Somiglia a mio padre, hanno la stessa età. sorrido con la tenerezza di una figlia che trova il padre stanco e prova ad alleviare il suo umore, ma dura un istante. Il monitor segna una profonda desaturazione mi volto di scatto lanciando la borsa, già conosco questa storia. Mi vesto alla velocità della luce la maschera fa male sul volto. C’è una madre in ginocchio sul letto, il figlio riverso sul fianco, pallido, stremato, vomita non respira. Aspira, ventila, aspira aspira aspira, ventila “forza piccolo aiutaci lo so che sei stanco” la saturazione sale, riprende lentamente un briciolo di colore mentre affanna, affamato di un aria che non riesce a penetrare. Dietro di me l anestesista e la collega che illustra lo stato del bambino: “… Non tollera l’alimentazione nemmeno attraverso la pej.” Il medico mi guarda mentre supporto il bambino con il va e vieni, i miei occhi scorrono fulminei tra il monitor, bambino, madre, carrello dell emergenza e anestesista. Ho tutto a portata di mano anche se ancora nemmeno ho preso le consegne.”Parametri tempo 0?” “vomito atonico, 56%spo2, frequenza cardiaca 210, frequenza respiratoria 0. Si riprende rapidamente con aspirazione e ventilazione manuale.” Lo stabilizziamo, rubo con le orecchie ciò che è accaduto durante il giorno, sono giorni che quella creatura sta male… Cerco gli occhi sfiniti della madre, la incoraggio con lo sguardo” forza mamma che questo nanetto è il nostro guerriero preferito.” Mi fa il mezzo sorriso più bello del mondo, grata, di avere ancora il suo piccolo con se.

    Quella gratitudine pesa come un macigno, pesa di responsabilità, pesa di una riconoscenza che sento non mi appartiene: non è merito mio, non è merito nostro.

    Esco, mi spoglio, il lavoro prosegue. Ho 6 piccoli pazienti in carico, 6 mamme, 6 famiglie che si fidano di me. Sistemo monitor, preparo e somministro terapie tante terapie, i ventilatori sbuffano, aspiro, levo la condensa, imposto le alimentazioni. Fa caldo sotto il camice, il naso mi fa male… Ma resisto. I bambini devono riposare bene per rimettersi il prima possibile. Le mamme si addormentano. E si ricomincia. Il piccolo guerriero desatura ancora, il respiro si spezza, trema ma non è freddo. Lo assisto insieme la mia collega, nei suoi occhi ci sono 27 anni di esperienza, so già senza nemmeno che parli che questa volta non ci sarà bisogno dell anestesista i farmaci fanno il loro effetto, si riprende in fretta. Gli sistemo l ossigeno ad alti flussi e lo guardo. 7 mesi, stremato, privo della forza di emettere un gemito di dolore. Quanto fa male questo senso di impotenza davanti ad un dolore così immenso? Lo sistemo sul suo giaciglio la madre non si è accorta di ciò che è accaduto. Rivedo sul suo volto i segni di quella Madre che ha perso suo Figlio per donarlo a noi. Fa paura. E non è solo la paura di contagiarti, di portare ai tuoi cari il mostro, ma la paura di non poter fare abbastanza per alleviare la sofferenza dagli occhi di quel figlio. Davanti a lui io non sono nulla.

    Respira Alessia “che sia fatta la Tua volontà.”Mi Affido a Qualcuno ben sopra di me. Nella sofferenza di quell’innocente respiro la sofferenza di Cristo in croce, di nuovo, a pochi giorni dalla Pasqua. “Che sia fatta la Tua volontà, come in cielo così in terra.”

    Accarezzo il piccolo, il guanto mi impedisce di fargli sentire il mio calore, vorrei dargli una briciola di conforto. Respiro e mi Affido. Questo non è il mio disegno, le mie scelte si intrecciano ad altre. Siamo tutti in balia di una tempesta più forte e grande di noi…

    Ma ho Fede, Credo, mi Affido.

  2. Tempo di quarantena e di quaresima
    Cosa vuole dirmi il Signore in questo tempo , in queste circostanze? Ecco cosa sento.
    In questo tempo dove non si può uscire, non ci si può abbracciare, soprattutto non si può prendere Gesù, ho modo di poter capire qualcosa di più.
    La riscoperta della preghiera fatta in due, quel sacramento del matrimonio che dopo quasi 44 anni davi per scontato ma che non lo è.
    Il tempo, fino a poco fa era un correre, un fare, fare che si fa per dire, il volontariato, che ci piace dire di farlo, ma, onestamente, quanta vanagloria per farsi notare e in cuor mio per sentirmi gratificata rispetto ad altri. Migliore degli altri.
    Quante volte ho preso Gesù per abitudine.
    Quante volte ho puntato il dito verso qualcuno.
    Quanta poca pietà e poca misericordia, eppure quanta ne chiedo io al Signore!
    Meno male che Lui ha un altro metro di giudizio perché se fosse per me… tutti all’inferno (e naturalmente io no).
    Ho riscoperto, ora, un senso più vero di famiglia, complicità e anche amore. Amore, perché si fa qualcosa veramente con il cuore. Gli amici importanti e con quelli che sei più legato ti ci senti i di più e li riscopri come nuovi.
    Ti senti chiamato a pregare di più e ti senti coinvolto dall’affetto con le persone più bisognose, sole, che non hanno nessuno né affetti, né mezzi materiali.
    Che posso fare io? Vorrei veramente essere uno strumento del Signore. Non pensare solo a me stessa, ma avere un grande cuore che sappia pulsare per tutti.
    Carissimo don Paolo e confratelli, dal profondo del cuore vi ringrazio per tutto quello che mi avete donato e vi chiedo perdono per tutte le volte che non vi ho capiti ma soltanto giudicati.
    Vi considero i miei pastori, vi stimo con molto e vero affetto. Ringrazio Dio per avermi fatto capire tutto questo. Tutto ciò mi da una serenità che non sentivo prima.
    Spero e prego affinchè questo mio desiderio non sia dettato solo la momento di difficoltà ma resti sempre impresso nella mia anima

  3. Pensai subito ai miei progetti , e mi venne in mente che proprio in questo periodo sarei dovuta partire per un nuovo viaggio a Vienna con il mio moroso . Un viaggio programmato e aspettato da tanto per quello che avremmo potuto vivere , per la pienezza che avremmo ricevuto dalle molteplici esperienze , un un’emozione unica …insomma un’esperienza di crescita !
    Adesso con la nuova emergenza Coronavirus i nostri piani , crollati!
    … o forse no . Sentendo questa frase subito cambiai il punto di vista , e pensai ma non sarà piuttosto questa Vita , quella non programmata , questa vita all’improvviso capitata? Non è forse questa un’esperienza di crescita?
    Soffermandomi un momento ho ripensato a tutte quelle esperienze di questo periodo che mi hanno regalato emozioni uniche .
    Ho imparato a fare l’elettricista, mi sono cimentata per un giorno pittrice , ristrutturando una casa , un’informatica … ho imparato a ricondividere le cose belle che accadono con tutti (forse distratta dai mille progetti), ho imparato a studiare online tenendo presente ancora di più cosa vuol dire lavorare con passione grazie all’esempio di medici e infermieri. Per non parlare dell’esempio di commessi e persone ,come i miei genitori , che lavorano nei supermercati e alimentari, che ogni giorno aiutano persone e bisogni . Grazie del vostro esempio .
    La bellezza del viaggio é l’esperienza che vivi e quello che ti lascia , quello che si dice per ogni viaggio che fai quando prendi e parti per esplorare un nuovo posto . Ma anche qui a casa sto vivendo un’esperienza, sto crescendo personalmente … quindi mettevi ciabatte e pigiama e iniziate il vostro viaggio !
    “La vita é quella cosa che ti accade quando hai altri progetti “

  4. Nel silenzio assordante di queste giornate io rifletto. rifletto sul perché, sul mistero della vita e il riepilogo della vita stessa cioè la morte. Forte è il senso di impotenza al cospetto di questa immane tragedia. Disorientata, e confusa, ritrovo un po’ di equilibrio negli appuntamenti serali in video conferenza, certo è l’ occasione per consolidare,rafforzare o mettete in discussione certi equilibri famigliari perché questa situazione da arresti domiciliari impone giocoforza il confronto tra i membri della stessa famiglia. Ho la terrificante sensazione che siamo solo all’inizio irto di angoscie e tribulazioni,sono i numeri che parlano, nel contesto di uno scenario apocalittico. Fatico a credere che sia tutto casuale, forse è punizione divina? Forse e la natura che si rivolta? Forse è un avvertimento? Le giornate scorrono lente no che non fossi abituata a stare in casa ma lo decidevo io come e quando, ora no. Sempre in ascolto di qualche telegiornale ma fatico a metabolizzare questa infinita mole di informazioni non proprio esaltanti..penso a quanto si stanno impegnando fino alla morte, è il caso di dirlo,per arginare il contagio per salvare vite umane. Leggo la profonda disperazione negli occhi di Papa Francesco che implora ogni giorno il nostro Signore perché fermi la pandemia. Questi sono i miei giorni, questo è il mio tempo

  5. Provo a raccontare la mia esperienza di lavoro riguardo il “ Coronavirus”.
    Tutti noi, tutto il mondo oggi è minato da un virus: il Coronavirus.
    Un mostro che ci ha messo a terra, ha fermato il mondo, ci ha provocato paura, dolore fisico e dolore per la perdita di cari familiari e amici. Anch’io non posso nascondere che un po’di paure ce l ‘ho, è inevitabile. Mi viene in mente quando mia mamma mi raccontava la sua esperienza riguardo la guerra da lei vissuta, di quando lei e i suoi fratelli si riunivano insieme ad altri ragazzi e trascorrevano il tempo dividendosi il nulla, il poco che avevano e quel poco di cibo che insieme ai loro genitori riuscivano a mettere sulla tavola.
    Ecco mi sembra di vivere oggi una guerra, però una guerra diversa da quella che mi raccontava mia mamma. Nella sua c’era aggregazione di gente, c’era condivisione mentre oggi tutto questo nella quotidianità non lo vivo. Anzi, posso constatare che siamo per lo più soli, costretti a vivere un isolamento forzato, perché minacciati da un nemico comune. Siamo stati costretti a fermarci: le attività, il lavoro, l’economia, lo sport, il divertimento stop. Ed è vero che non siamo abituati, abbiamo annullato ogni cosa materiale a cui siamo fedelmente legati.
    Io faccio parte di una categoria lavorativa a cui non è consentito fermarsi poiché lavoro in un supermercato.
    Da quando è iniziata questa pandemia il mio lavoro è diventato più pressante, più faticoso sia nel fisico che nella mente. All’inizio ero veramente arrabbiata perché “costretta” a dover lavorare, mentre alla maggior parte della gente non era consentito e per di più lavoravo in condizioni disagiate senza nessuna precauzione: non avevamo mascherine ma solo guanti e nessun controllo di distanza cautelativa. Questo nei primi giorni mi ha causato non poco malessere e nervosismo che mi riportavo anche in famiglia. Ogni giorno file interminabili di carrelli spesa con al seguito famiglie complete. Persone anziane che quotidianamente venivano e ti tossivano in faccia ed io a dirgli: “ma non è il caso di starsene riguardato a casa? “, “Ma non ha nessuno che può farle la spesa? “ e a discutere poi per far indossare i guanti ai clienti oppure per fargli mantenere la distanza di sicurezza e così via.
    In me c’era solo lamento, ho trascorso così giorni e  giorni tra malumore e inquietudine che fatalmente un giorno solo spariti. Avevo chiesto nelle mie preghiere un sostegno per affrontare con fede la mia giornata. Una mattina ho potuto godere del tragitto da casa al lavoro nel silenzio della mia mente che mi parlava. 
    Finalmente riconoscevo una Presenza. Quell’Assenza che avevo vissuto fino ad allora, mi si faceva Presenza riconoscendola nella mia realtà quotidiana. In quel momento ho realizzato che la mia “vocazione“ era rispondere con un sì e abbracciare la mia giornata.
    Da quel giorno qualcosa è cambiato ed è cambiato anche il mio rapporto con il cliente, non lo vedo più come un potenziale nemico ma come un’opportunità e grazia per me che mi permette di essere strumento di Dio.
    Posso affermare di sentirmi preferita perché mi riconosco in un’Appartenenza, l’appartenenza di una compagnia cristiana che mi fa riconoscere che Cristo c’entra in tutto quello che faccio e vivo .
    Dire sì alla vita, alla realtà tutta è l’unica condizione provocatoria alla quale il Signore mi chiama, riconoscendola come Presenza buona nella circostanza.
    Grazie don Paolo.
    Rita

  6. Salve ! Provo anche io a scrivere qualcosa riguardo a come vivo la quarantena.
    Io prima che cominciasse la quarantena ho fatto una settimana di prove di lavoro e mi avevano promesso che avrei firmato il contratto , ma la prima settimana di quarantena mi hanno chiamata dal lavoro e mi hanno detto di rimanere a casa fino a quando non smetterà di esistere questa faccenda. Io questa quarantena la sto vivendo con il desiderio che quando tutto questo finirà di ritornare al lavoro e di ricominciare questa nuova avventura. E lo sto vivendo giorno dopo giorno con tranquillità e Serenità.
    A me questa quarantena quello che mi aiuta a vivere la giornata è Gesù attraverso i nostri preti che ogni giorno ci fanno dire il rosario, attraverso zoom . E il giovedì con l’incontro con I miei amici e don Michele. A me piace una frase che disse ad un incontro don Michele :”Ieri è storia, domani è un mistero e oggi è un dono… è per questo si chiama presente.” Questa frase mi fa riflettere molto perché quando ero depressa io non riuscivo a guardare in faccia la realtà è come se mi nascondessi da tutto, mi ricordo che una estate , quando eravamo in montagna in Veneto dai miei parenti e io cercavo di guardare il bel paesaggio delle montagna ,che amo tanto , quella bellezza me lo faceva notare mamma se fosse stata per me avrei fatto la gita con la testa bassa e con la mente chiusa su di me, e non mi sarei accorta e nemmeno guardato il bellissimo paesaggio che c’era in quella gita. C’è sempre bisogno di qualcuno che mi mostri la bellezza. Spesso da sola non ci riesco.
    C’è una canzone di Max Pezzali che dice :” Neanche fare un passo
    “Forse crollerei
    Scivolando in basso
    Invece tu sei qui
    E mi hai dato tutto questo
    E invece tu sei qui
    Mi hai rimesso al proprio posto
    I più piccoli
    Pezzi della mia esistenza
    Componendoli
    Dando loro una coerenza
    Come è bello il mondo insieme a te
    Mi sembra impossibile
    Che tutto ciò che vedo c’è
    Da sempre solo che
    Io non sapevo come fare
    Per guardare ciò che tu mi fai vedere”
    Forse grazie a mia mamma e grazie alla fede cristiana oggi come oggi non sarei così forte come lo sono ora. E per questo adesso vedo da sola la bellezza che c’è nei posti. E ringrazio tutte quelle persone che mi sono state vicino durante il periodo delle depressione perché mi hanno riaperto gli occhi e il cuore.
    E ringrazio i sacerdoti delle lezioni di vita che ci insegnano.
    Perché anche in questo momento dove siamo a casa soli è possibile vedere la bellezza che comunque c’è .
    Grazie a tutti Iris.

  7. Volevo condividere con voi una cosa.
    Due incontri fa, Don Michele mi ha chiamato il giorno dopo l’incontro per sapere come andava e gli ho raccontato che in realtá ero molto serena e tranquilla in questa situazione, la sto vivendo bene. Allora lui mi ha fatto una domanda su cui ho riflettuto per giorni: perché sono così tranquilla e lieta in questa situazione drammatica mentre nella normalità non riesco ad esserlo??! Chi mi conosce sa che sono una persona molto ansiosa e faccio molta difficoltà in questo. Nella mia quotidianità ammetto che troppo spesso, (se non sempre), volevo essere io ad avere il controllo della mia vita e credevo di poter basare tutto o quasi solo sul mio sforzo. Alla fine pensavo di poter bene o male gestire la mia vita e questo mi provocava ansia e pressione, ma allo stesso tempo ci piace pensare di essere padroni della nostra vita.
    Non pensavo mai a una cosa del genere come quella che stiamo vivendo adesso. Invece in questi giorni é cosi evidente che non sono io a controllare la mia vita! È un fatto palese, innegabile. Questo all’inizio è pesante da accettare, non è che sia piacevole sentirsi impotente. Peró poi ti rendi conto e li dipende da te, da come prendi la realtá. Io l’ho presa bene, molto meglio di come pensassi. Non ho rabbia e frustrazione anche se sono impotente in questa situazione, ma al contrario mi sento *AFFIDATA* e quindi stranamente sono più tranquilla e sicura di come lo sono normalmente.
    So che in questa circostanza niente dipende da me e questo mi ha fatto scoprire di quanto in realtà sia più semplice e bello affidarsi a Qualcuno piuttosto che concentrare tutto sulle nostre forze, anche essendo consapevoli fin dall’inizio che da soli non possiamo farcela.
    Non so se quando torneremo alla “normalità” riuscirò a portare questa scoperta nella mia quotidianità e vivere meglio, però sono contenta di essere un po’ più consapevole.

  8. In questi giorni, mi ritrovo spesso a prendere appunti dei miei pensieri, scrivere ciò che mi accade e perché mi accade , perché così e non così. Leggo un pezzo, una testimonianza , la scuola di comunità, il vangelo del giorno, la parole del papa, o quella di un amico… e ogni cosa porta un senso, porta dentro sè Il Senso.
    Il senso di ogni gesto, lavarsi le mani o seguire il rosario…Il senso… Vivere ogni istante vicini così vicini , e io ero anche abituata, ho una figlia, che spesso mi segue passo passo, perché malata, e nei periodi di crisi …è un passo a passo al mio. Una presenza costante. E per me è sempre stata una compagnia speciale che mi ha riportato costantemente a chiedermi IL Senso.
    Eppure tutta questa storia non basta, oggi mi viene chiesto di nuovo il mio Si.
    Mi colpisce questo quotidiano ripresentarSi a me, per chiedermi…Mi ami tu?
    Rimango colpita da subito , dal pensiero di come gli ammalati , morenti si ritrovino a vivere da soli senza una persona cara vicino, l’ultimo momento della loro vita.(Eppure Lui ha detto e dice oggi,NON TEMERE)
    Un pensiero che mi accompagna, accompagnato da una cosa che la Chiesa dice quando muore qualcuno…Si è compiuta la vita .
    Come si compie? Come si compie il mio destino?
    Il mio destino è uguale a quello di tutti gli uomini, Destino è Cristo. E come si compie? Con la morte. Per mezzo di cosa? Il coronavirus.
    E’ già ,è così…ma la cosa spettacolare, che mi rende così stranamente lieta , tranquilla in questi giorni è proprio quotidianamente scoprire che ho una compagnia ,la Chiesa a cui appartengo , e che è la compagnia guidata al Destino. Mi salgono le lacrime agli occhi al pensiero ,una gratitudine, Tu o Dio non mi lasci mai sola. Tu o Dio non ci lasci mai soli. Tu o Dio sei l’Unico che non lasci soli neanche tutte quelle persone che oggi , adesso stanno morendo, a cui si sta compiendo la vita, che stanno raggiungendo il Destino, Te o Dio. Persone di cui Tu conosci ogni cuore , ogni nome.
    Per questo ti ringrazio per ogni rosario, per le lettere scritte da questi amici, per le telefonate che ricevo, per lo sguardo di mio Marito, dei miei figli, (…), per tutte le persone che si stanno adoperando per la vita nostra , magari non lo sanno, ma portano in sé la presenza di Cristo. …Non temere…
    Così come in questi giorni stiamo leggendo nel testo” Generare tracce nella storia del mondo”
    _ …La compagnia concreta,dove accade l’incontro,diventa il luogo dell’appartenenza del nostro io, da cui esso attinge la modalità ultima di percepire le cose,di coglierle intellettualmente e di giudicarle, il modo di immaginare,progettare, decidere e fare. Il nostro io appartiene a questo <> che è la compagnia cristiana e in esso attinge il criterio ultimo per affrontare tutte le cose”…
    Questa strana inquietudine / tranquillità che genera in me questa gioia che porta alle lacrime commosse alla telefonata di mia zia, dove al paese d’origine di mio padre, i suoi amici, che io conosco , e non pochi , stanno raggiungendo il PADRE,Cristo, il loro destino, proprio in questi giorni.
    Ed io solo un Addio,A Dio.

  9. Tutti ormai abbiamo imparato i termini guerra, medici in prima linea, ma che razza di guerra stiamo combattendo? un virus chiamato “coronavirus”, invisibile, non lo vediamo, ma si contagia con una velocità incredibile, porta anche alla morte.
    Eppure di virus ne avevamo già abbastanza, avevamo quello dell’egoismo, dell’indifferenza, dell’odio, della superficialità, della cattiveria, della sopraffazione……ma, con tutti questi ci eravamo abituati a convivere, erano diventati parte della nostra vita.
    Ma è arrivato questo “coronavirus” a sconvolgerci i nostri piani, la nostra vita, dove tutto scorreva nella tranquillità, a parte qualche piccolo imprevisto, ma tutto era sotto controllo, Siamo stati privati all’improvviso del bene più grande “la libertà” non si può più uscire, non si puo più neanche andare in chiesa.
    Ora che tutto ci viene tolto, c’è un grido dentro di me “Cristo dove sei”? quale prova ci stai facendo attraversare? Come ne usciremo?
    Ci viene chiesto di fare la nostra parte, chiusi in casa, noi che eravamo abituati a stare in casa il meno possibile, ora dobbiamo fare i conti con le persone che ci hai messo accanto. Prima se qualcosa non andava bene, uscivi a smaltire la tua rabbia. Ora invece devi affrontarlo faccia a faccia guardandoti negli occhi: Ma è anche vero che presi dalla paura, non troviamo più il tempo per contrastare i nostri pensieri. Stiamo cambiando strada, iniziamo a percorrere quello della tolleranza e della comprensione: Ora non si puo più barare dobbiamo guardare nel profondo del nostro cuore e interrogarlo:
    Signore tu dici che sei la via, la verità e la vita, ci hai anche promesso la felicita e la vita eterna, dove posso intercettare tutto questo se tutto intorno a me, dice il contrario?
    Mentre nella mia mente c’è tutta questa confusione, arriva un messaggio dal cellulare, un semplice “come stai?” e questo ti ridesta, ti accarezza il cuore, ti fa sentire voluta bene.
    Così Cristo si fa presente attraverso la compagnia, che non è un’idea, un discorso, una logica (come dice a pagina 86 di sdc), ma è un fatto, una presenza che implica un rapporto di appartenenza, è uno strumento ideato da Dio come riflesso di se stesso. Quindi non ti fa sentire sola, ma accompagnata in un momento così delicato.
    Vi ricordate la lezione sulla preferenza? del perchè “proprio a me?” don Paolo ci aveva detto di lasciare aperta questa domanda.
    Ora ringrazio Dio di essere stata preferita, questo mi aiuta a non farmi scivolare di dosso quello che accade, a cercare nel profondo il significati, a stare davanti al problema.
    Chissa quante testimonianze possiamo ascoltare, quando torneremo alla vita?
    Sono sicura che Dio in mezzo a tutto questo disastro ha gettato tanti semi buoni, che quando tutto sarà finito daranno i loro frutti.

    E non sarà che il corona virus è venuto a sconfiggere tutti gli altri virus??

    Dio, siamo nelle tue mani, aiutaci, consolaci, dacci la forza Amen

  10. Questi giorni mi stanno insegnando a vivere il presente. A stare. A riconoscere sempre di più e a vivere il tempo che mi è dato come dono e non come possesso. Mi accorgo che questo “saltare” dei miei programmi e non solo dei miei, ma di quelli di tutto il mondo non viene per schiacciarmi ma per ricordarmi che non c’è nulla di mio, che tutto, così come mi è donato, potrebbe essermi tolto da un momento all’altro da quel Padre buono che Solo sa qual è il vero Bene per me. “Prima sapevo” che cosa avrei fatto dopo, l’indomani, nell’estate…ora la realtà mi insegna che non è così e non solo per me, ma addirittura per tutto il mondo. Mi colpisce la velocità con cui cambiano le situazioni…arriva a tarda sera la notizia che anche a Roma si chiudono tutte le Chiese… e nel primo pomeriggio del giorno successivo che quelle parrocchiali possono rimanere aperte. Tutto sembra scivolar via . Tutto sembra scappare dalle mani. Ma è proprio tutto ciò a ricordami che l’unico tempo che posso sentirmi fra le mani, che mi parla, che mi interpella, che mi mette di fronte la realtà, che mi chiede di fare delle scelte…è il presente. Sì, proprio in questo tempo in cui si sentono frasi come…finirà, andrà,… sono “Chiamata” a stare lì dove sono, a stare senza scappare nel dopo, a fare ciò che sto facendo, ma a farlo con una consapevolezza rinnovata: sia che scriva, che legga , che preghi, che prepari il sugo per la pasta o mi lavi le mani di frequente come mi stanno chiedendo,… tutto ha un Senso e non è fine a se stesso. Sì è solo vivendo intensamente quel presente che mi posso accorgere di Quella Presenza; di fare, pensare, dire,.. “connessa” a Chi quel tempo me lo sta dando per la mia e altrui salvezza. Non so quanto tempo mi verrà ancora donato, ma so che non lo voglio sprecare. E in questo mi può aiutare la realtà abbracciata dalla Sua Grazia che mi raggiunge quotidianamente in tanti modi, attraverso tanti volti. Anche attraverso una circostanza terribilmente dolorosa come questa.

  11. In queste ultime settimane tutto ciò che stava accadendo l’ho vissuto come qualcosa che non toccasse me direttamente. Certamente c’era il dispiacere, l’attenzione su ciò che stava accadendo, ma le mie giornate non erano state di fatto cambiate da tutto ciò. Poi improvvisamente tutto è cambiato ed il timore e la paura hanno fatto breccia dentro di me perché di pari passo è cresciuta la consapevolezza che abbiamo a che fare con qualcosa dove in realtà possiamo fare ben poco. Il sacrificio, gli sforzi, l’abnegazione di tantissime persone, le regole dettate seguite alla lettera non sono sufficienti: la mia vita non sta nelle mie mani, è evidente!
    Ma perché, mi sono chiesta, se Dio ha messo nel nostro cuore questa incontenibile esigenza di felicità ogni giorno dobbiamo fare i conti con situazioni che dal darci felicità sembrano essere così lontane? Ora ci mancava anche il Coronavirus! Andare al lavoro, fare la spesa, andare dal medico sta richiedendo fatica. Mi accorgo, osservando le persone, che il bene comune non è affatto una priorità, ciò che prevarica su tutto è l’individualismo: proteggere se stessi, anche a discapito dell’altro! Eppure è così evidente che da soli non possiamo fare granché. Ho avuto come l’impressione che lottare contro le nostre abitudini fosse più dura che contro il virus.
    Ero assorta in questo groviglio di pensieri quando una cara amica con un messaggio mi invita a leggere online un articolo su tracce. Comincio a leggere ed un punto cattura la mia attenzione: “La coscienza del niente che siamo e che potrebbe gettarci nella disperazione se un miracolo che si ripete ogni giorno non ci spingesse verso la più ragionevole delle azioni: Chiedere, non disperare ma mendicare!”
    Mi commuovo….
    Quindi questa tensione che a volte mi capita di vivere come una mancanza, come una promessa non mantenuta, è invece la modalità privilegiata attraverso la quale scoprendomi bisognosa riconosco la mia dipendenza, perché nonostante tutti i miei buoni propositi non vado da nessuna parte.
    In realtà questa risposta è sorta in me come condizione certa tantissime volte. Oggi però, proprio in virtù dei fatti accaduti, questa risposta ha assunto un significato più consapevole.
    Consapevole perché queste domande che mi ponevo incalzavano dentro di me e Lui puntualmente è venuto a cercarmi, si è fatto Presenza attraverso un articolo che una cara amica mi ha inviato…..
    Quando guardo alla mia vita, a quello che sono oggi, non posso fare a meno di avvertire un senso di sgomento nel pensare che se non avessi avuto il dono della fede e tutto ciò che da essa ha generato, cosa sarei? La gratitudine allora trabocca perché squarcia quel velo di scontatezza che troppe volte ci rende ciechi.

  12. Cosa vince la paura? In questi giorni dove la paura è il sentimento predominante per molte persone io mi sento immensamente grata dell’incontro che ho fatto, e non penso riuscirò mai a ringraziare a sufficienza il Signore per avermi fatto incontrare questa “scalcagnata compagnia” che ogni giorno mi ricorda quanto sia vero che non esiste un istante di inutilità nella mia vita, e che, per quanto uno voglia nasconderselo, l’autore della realtà non sono io, infatti essa è cosi poco nelle mie mani da generare paura, ma la consapevolezza, acquistata durante questo cammino, di avere un Padre che guida il treno della mia vita mi fa vincere la paura, mi aiuta a vivere questo periodo, i punti fissi della vita (lavoro, università, amici…) sembrano essere scomparsi con meno angoscia.

    In questi giorni mi è venuta spesso in mente la canzone “Marta,Marta” di Chieffo la frase in cui dice: ”Marta, Marta tu ti inquieti e ti affanni per mille cose, mentre una sola è che vale”. Spesso mi sono sentita come Marta, affannata da mille cose senza soffermarmi mai un secondo a chiedermi quale grazia il Signore avesse riservato per me durante quella giornata, e solo ora mi rendo conto di quanto tutto quello che vivo sia un dono, di quante grazie ricevo senza accorgermene ogni giorno: dalla messa, agli incontri, all’università (che sembra un paradosso per le volte in cui ho desiderato fosse chiusa) alla semplice uscita con gli amici, per questo dico sempre più GRAZIE al Signore per questa quarantena per avermi aperto gli occhi alla vita, per avermi dato tempo per me, per pensare, per pregare, per avermi reso consapevole dello scorrere inesorabile del tempo, ma Lo ringrazio soprattutto perché mi ha reso consapevole del dono più grande che Lui mi ha fatto: LA VITA.

  13. BATTESIMO, FIGLIOLANZA, APPARTENENZA, COMPAGNIA.
    Nei momenti che stiamo vivendo, così nuovi, difficili, inaspettati, guardando a quelle quattro parole, più che commenti o ricerca di esperienze, mi sono sorpresa a pregare. Sì, perché quanto ci circonda mi ha fatto sentire e vedere quello che in realtà sono e tutti noi siamo: creature, non ci siamo fatti da soli; non siamo a questo mondo per nostra volontà; non siamo padroni di noi stessi e del mondo; dobbiamo tornare a riconoscere quello che siamo: terra, humus. Ci farebbe bene un po’ di umiltà, anche se imposta dalle circostanze.
    Pensare che un qualcosa di invisibile è capace di portarci alla morte, può veramente far paura. Eppure, in tutta sincerità, malgrado la serietà del momento, non ho paura di morire, ho invece paura di non aver vissuto ogni istante che mi è stato dato, pienamente consapevole della portata del dono. Proprio da qui è nata la mia preghiera che è di ringraziamento al Signore per quanto ha fatto e fa per me. Mi ha chiamato alla vita e mi ha dato un nome il 15 gennaio 1950, giorno del mio battesimo. Quel giorno entrai a far parte della Sua Chiesa, che ne sapevo? Inoltre diventai da creatura, figlia, che ne sapevo? Ricevetti il dono della Fede, che ne sapevo? Ho vissuto tanti anni nella inconsapevolezza, ma Lui non mi ha lasciato, è venuto a cercarmi non una ma tante volte, finché, in età, direi matura, ( ma solo l’età), mi è venuto ancora una volta incontro nella compagnia che senza alcun merito da parte mia, mi ha accolto. Mi sono trovata insieme ad altri che sono anch’essi messi insieme da Lui.
    Sento di essere loro come loro essere miei: ci apparteniamo. Una riconoscenza enorme nasce da tutto ciò: che ho fatto per ricevere un dono così grande? Non so rispondere, però so per certo che Gesù ha risposto ad un mio desiderio, quello di poterLo conoscere sempre più e sempre meglio.
    Queste mie povere parole sono un preghiera, sgorgata spontaneamente ed evidente anche in modo non proprio organico e ordinato. Non importa, Gesù mi conosce, sa delle mie povertà, sa come incontrarmi, aiutarmi, avere misericordia di me. Ed io che posso fare? RiconoscerLo, ringraziarLo ad ogni istante, chiedergli perdono per tutte le volte vissute lontano da Lui, per ogni sguardo non fissato in Lui. Grazie mio Signore, per il mio Battesimo, per essere tua figlia, per avermi dato e messo in questa compagnia, per appartenerti in essa.
    Amen.
    Cari sacerdoti, nella messa che celebrate ogni giorno anche in questi momenti, offrite al Signore le nostre preoccupazioni, le nostre persone. Sia fatta la Sua volontà.

  14. Ciao, dopo il videocollegamento di ieri con il Gruppo Giovani mi sono ricordato come è iniziata per me la quarantena.
    Domenica 8 marzo, mi reco come al solito presso il Parco Archeologico del Colosseo per prendere servizio come vigilanza nei siti archeologici sia all’interno che all’esterno come assistenza al pubblico. Ci ritroviamo come sempre con i colleghi negli uffici di “Vigna Barberini” posto a noi dedicato. Verso le 8.45 arriva la telefonata della Direttrice dell’Istituto che informa la nostra supervisor di attenersi al secondo DPCM come chiusura dei beni culturali al pubblico. In quel momento ho sentito un misto tra rabbia e sollievo sia perchè utilizzando i mezzi pubblici ero esposto al contagio sia perchè perdevo un giorno di lavoro, ma c’è un “MA”, la mia decisione era la seguente: ora vcado diretto a messa alla Navicella, ma ho sentito l’urgenza di ESSERE presente in mezzo alla Nostra Comunità perchè come abbiamo cantato poi durante la meditazione “Anime Affaticate et Sitibonde” abbiamo il bisogno, ho avuto il bisogno di RI – Tornare dove la vera vita ci chiede di stare davanti e di Riconoscerlo in quel Luogo dove ho incontrato con fatti e Volti questa “scalcagnata” compagnia.

  15. Appartenenza, “appartenere a” questa parola mi fa ricordare un episodio avvenuto una decina di anni fa quando con mio marito siamo andati a festeggiare la Pasqua insieme a una nostra amica al paesino dove sono nati e cresciuti i suoi genitori.
    Arrivati, io e lei siamo andate in piazza. Gli abitanti, non conoscendomi, mi hanno chiesto: “e tu, a chi appartieni?”.
    Beh questa domanda, fatta con un misto di curiosità e arroganza, mi diede molto fastidio.
    “Come a chi appartengo? A ME STESSA NATURALMENTE, che domanda scema!”
    Oggi se mi facessero di nuovo quella stessa domanda sarei piena di gioia nel rispondere “appartengo ad un Padre che mi ama e che amo, appartengo a Lui che mi dona la mia realtà ed è per questo che sono piena di gratitudine”.
    Leggendo le pagine del libro “Generare tracce nella storia del mondo” mi sono ritrovata nel concetto di “cambiamento”.
    È proprio vero, è capitato anche a me! ”
    La compagnia ci colpisce e ce ne sentiamo attratti……implica un rapporto di appartenenza…è fatta di gente che, se rimane fedele, nel tempo, cambia” (pag. 86)
    “la vita così acquista un nuovo significato e una nuova unità” (pag. 87).
    In previsione di questi giorni di di isolamento il mio timore era quello di sentirmi di nuovo “tagliata fuori”, che la mia fede non “reggesse l’urto” e che la sensazione di vuoto ed estraneità – provata troppo a lungo in passato – potesse tornare.
    Ma c’è un “ma” che non avevo considerato: prima non sapevo, non avevo idea dell’esistenza di una Strada, ora invece lo so e Lui me lo ricorda più volte proprio per farmi capire “non sei sola!”
    Oggi infatti sono riuscita a liberarmi mezz’oretta dallo smart working – che mi impegna insieme alle chat della scuola praticamente tutto il giorno – e sono andata in chiesa per “parlare un po’ con Lui”. Avevo bisogno del nostro Luogo, della nostra Casa.
    Aperta la porta non potevo CREDERCI! C’era don Gerry che diceva il Rosario!
    Vedi! Di nuovo mi è stato detto “Io sono qui anche per te!” che meraviglia!

  16. In questi giorni in cui si sta chiusi in casa mio marito ed io, dopo 38 anni di matrimonio, finalmente si sta un pò insieme, quello che prevale è una gratitudine immensa per gli anni della mia vita, in particolare per la nostra vita coniugale, per il dono dei figli e per il dono di questa comunità nella quale il Signore ci ha voluti. Quest’anno poi quella prima domenica di quaresima con il Card. De Donatis,  l’ho vissuta e la serbo nel cuore come un anticipo della Pasqua! Anche perché ho avuto riunita tutta la famiglia, anche quella di mio figlio e mia nuora che vivono fuori Roma, con il nipotino che si eccitava di vedere intorno a sé tante persone e non voleva dormire. Tanto che mi ha fatto venire spontaneo cantargli come ninna nanna, “La notte che ho visto le stelle”. La settimana successiva, cioè subito prima che si rendessero necessarie le misure restrittive, Antonio ed io siamo andati noi a trovare figlio e famigliola perché consapevoli che la situazione si stesse aggravando e con tutte le cautele dettate dal buon senso e dal marito medico, abbiamo valutato di poter andare. Quei giorni sono trascorsi con la prospettiva che non ci saremmo potuti rivedere per parecchio tempo e tuttavia questo non offuscava la gioia del poter stare insieme.
    Ora esco per lo stretto indispensabile e per andare a far compagnia  a mia zia molto avanti negli anni ed invalida e alla sua badante, una persona sempre sorridente  e paziente . Ancora  abbiamo  difficoltà  reciproche con la lingua, tuttavia  ho capito  che è una persona  piena di fede autentica.  Deve aver  fatto grandi  sacrifici nella vita. a fine marzo avrebbe  dovuto partire  per un periodo  di due mesi  di riposo.  Con quel che sta accadendo  ha dovuto  rinunciare.  Le ho detto  del mio dispiacere per questo.  Lei col sorriso  che sempre  ha sulle  labbra,  mi ha detto  che non importa. Quando sono lì  la invito  a sentirsi libera se vuol approfittare a riposare o a stare in videocollegamento  con i familiari,  o qualunque  altro desideri e possa fare. Spesso torna dopo poco tempo e mi dice di non preoccuparmi,  che qui con zia ha poco lavoro  e si sente  riposata! 
    Quello che in questi giorni vivo è un ritrovato rapporto personale nella preghiera che accompagna anche le occupazioni quotidiane. Nel cuore ho soprattutto la situazione gravissima di ammalati, medici, infermieri in particolare degli ospedali del nord Italia. Le testimonianze drammatiche che ho potuto ascoltare e leggere,  mi richiamano all’ineludibile finitezza della vita. Tutto questo non mi lascia certo imperturbabile e la paura c’è, che anch’io o i miei cari possiamo essere colpiti da questa malattia. ….La lettura dell’omelia del Card. De Donatis, che descrive il giardino ed il deserto e infine di nuovo il giardino, accompagnano questo periodo e mi aiutano a vivere questa strana Quaresima (pure con le mascherine!), grazie, poi per i collegamenti che consentono di recitare insieme il rosario. Mi torna in mente e se lo dovessi reperire ve lo farò avere, un bell’articolo di un giornalista cattolico che seguivo negli anni della giovinezza – i famosi anni di piombo. A un certo punto, scrivendo dell’assassinio di un magistrato, diceva dell’importanza di pregare.

  17. Buongiorno a tutti…
    c’è un gran bisogno di tornare ai sentimenti basilari del nostro vivere… riscoprire che tanto abbiamo nelle nostre giornate e tanto ci è dato anche da desiderare e da ottenere proprio come ci è stato promesso.

    Nulla accade per caso, neanche le cose più brutte…a noi la libertà di incasellare tutto secondo una visione lieta, vincente e chiarificatrice. Il Cristianesimo è uno sguardo attento sulla realtà, ma nella sua totalità, senza censurarne la parte che non ci piace o che ci porta lontani dalle nostre certezze, dalle nostre posizioni e fortezze edificate sul personalismo o sulla convenienza.

    Arriva allora la Compagnia che in modo cristallino ci viene rappresentata a SdC ora.

    Compagnia che passa per i tanti volti illuminanti che abbiamo intorno, per i richiami consigliati sui gruppi nei social, attraverso una telefonata di un amico, di un sacerdote o di chi ti arricchisce condividendo una riflessione, chiedendoti un parere. Ed allora scopri che non sei più solo, che c’è un modo per resistere ad alcune dinamiche, che il tuo io attuale non è l’unico modo di concepirti, che non sei solo “uno che soffre” la vita…

    È lì che scopri che ti sei chiuso nel guscio del tuo dolore, delle tue fatiche, nel tuo mondo stretto ed ingiusto dove sei molto attento a non fare entrare nessuno, certo che nessuno possa tenderti la mano, che nessuno capisca veramente il tuo bisogno, sordo alle tue esigenze.​

    2000 anni fa Gesù disse a Nicodemo “bisogna nascere di nuovo” ed io non trovo altra frase più contemporanea di questa, in questo preciso periodo storico. Nicodemo era un anziano benestante, molto influente al tempo, un contabile con un importante peso sociale…un uomo certo di se, ma che ad un certo punto viene colpito da Gesù, da quell’uomo che invece di dire cosa fare per compiacere Dio spiega alle genti cosa fa Dio per l’uomo. Mostra cioè un Dio che si fa amare, che fa sentire importante ogni singolo uomo!
    Ecco, credo che in Nicodemo possiamo identificarci un po’ tutti…siamo alla ricerca di un esperienza religiosa che ci scaldi il cuore dopo tanta stanchezza e monotonia. Per Grazie di Dio ho apprezzato ancora di più la famiglia come Luogo, ci ritroviamo con Tina a recitare l’Angelus a mezzogiorno o davanti​ la cappellina alle 19:00. I ritmi molto dilatati mi donano tempo, tempo per scoprirmi e scoprire​ chi ho accanto guardandole in azione alla luce di questa esperienza nuova in cui abbiamo abbassato le difese mostrando le nostre vulnerabilità. Mi scopro che ho bisogno di verificare che Cristo mi ama ed in questo momento di forzato isolamento mi risponde donandomi la Compagnia, che attraverso i social non mi lascia solo, mi sostiene e scandisce i tempi della giornata che mi riportano a Lui. L’attenzione ed il riguardo al nostro prossimo che ci è richiesta in questi giorni diventa così attenzione ad un altro me, ad un fratello in Cristo.​ Questo vedo come evidenza…mi sento unito, parte di quelle famose membra di Cristo. Quindici giorni fa per me non era così.

    La Compagnia ci guida sicura sulla barca in mezzo alla tempesta…come? È necessario affidarci alla certezza della benevolenza del nostro destino. La realtà ci sottopone a prove che sotto la Sua guida fortificano le basi della nostra consistenza, aumentano la consapevolezza di una Dipendenza amorevole, spazzando dal nostro orizzonte tutti quegli orpelli che ci siamo creati o abbiamo passivamente permesso che altri ci creassero davanti ai nostri occhi. Certo, nella nostra calda routine si sta bene, seguire la corrente non​ implica sforzi…ma indebolisce! A tutti noi è chiesto ad un certo punto di combattere e guai a farsi trovare impreparati…Dio ci ha voluti al mondo per amore, donandoci tutti gli strumenti per tornare a Lui attraverso il Suo disegno, percorrendo questo “tempo” all’altezza del miracolo che siamo, di come Lui ci ha pensati.​
    Restiamo uniti e vigiliamo gli uni sugli altri.

  18. Che cosa ci strappa da nulla?

    È incredibile mi sono detta, appena ho letto l’articolo di Carron.
    Seduta sul divano in modalità “off”, cioè spenta, mi sono subito sentita presa in causa.
    Il nulla si era impossessato di me durante i primi giorni di isolamento: la mattina mi dedicavo svogliatamente alla casa e altrettanto svogliatamente supportavo i ragazzi nello studio. Dopo pranzo mi sentivo senza energie ed entravo in uno stato di apatia totale.
    Mi sedevo sul divano e li rimanevo, senza fare nulla, talmente persa nel vuoto che mi sembrava di non avere più i pensieri, distaccata dalla realtà e anche dalle mie emozioni.
    E allora mi sentivo così vuota che accendevo la televisione (che non guardo mai). Ho visto serie televisive, telegiornali, film, e passavo da un canale all’altro perché tutto mi annoiava.
    Qualche volta mi chiedevo: “Cosa ci faccio su questo divano? Perché sto qui?Perche’ mi sento così distante da tutto e tutti?”
    Ma la domanda era troppo faticosa per la mia mente stanca e di nuovo ricadevo nel nulla.
    Poi, dopo un paio di giorni, su Facebook vedo che “Comunione e Liberazione” aveva pubblicato una lettera di Carron al Movimento.
    La apro e mi appare quella domanda:
    “Che cosa ci strappa dal nulla?”
    La parola “nulla” mi ha ridestato, mi ha come punzecchiato facendomi prendere coscienza di quel mio stato insolito e che non mi apparteneva.
    Mi sono ricordata il titolo di un libro di Sartre che ho tra i miei testi “L’essere e il nulla”. L’ho preso e a fatica ne ho letto qualche riga, anzi, a dirla tutta, ho piu che altro letto gli appunti presi sotto da me durante le lezioni all’ Università dove il prof ci spiegava come “la vita umana è alla ricerca di un equilibrio e cerca di destreggiarsi tra le fessure che dividono l’essere e il nulla, cioè l’essere dell’io e il non essere”, ed è proprio l’esperienza del nulla che genera nell’ animo umano l’angoscia esistenziale, il male di vivere, il senso di precarietà”.
    Il nulla, il non essere, è inteso quindi come vuoto, come aridità, come mancanza di vitalità.
    Ed è proprio questa esperienza di nulla, di “non essere” che stavo vivendo. L’isolamento mi aveva messo a tu per tu con i miei problemi e le mie preoccupazioni accentuandole, e invece di reagire mi sono fatta trascinare dalla forza del vuoto, del “non fare”, per non pensare, per non avere paura e angoscia.
    Paura di cosa?
    Di quella precarietà della vita, dell’incertezza, del domani, della mia fragilità, delle mie solitudini.
    E allora mi è venuto in mente quante volte Dio usa la parola “Non temere”, con Maria con Giuseppe, con i discepoli.
    Mi piace la parabola della barca colta dalla tempesta, che in questo momento forse è quella che meglio rappresenta la nostra condizione.
    Gesù con i discepoli vengono travolti da una tempesta. Sulla barca Gesù dormiva, e dorme proprio quando gli apostoli hanno maggior bisogno della sua attenzione e del suo intervento. Così anche a noi succede, come in questo momento che stiamo vivendo, che quando abbiamo bisogno di lui, Gesù sembra dormire, sembra assente dalle nostre vite.
    E invece Lui non ci abbandona mai e e ci chiede: «Perché avete paura?».
    Fidatevi di me. Lasciatevi guidare. Abbiate fede.
    Dal quel “nulla” allora chi ci può strappare?
    Solo lui, solo Dio. Solo attraverso la fede riusciamo ad avere fiducia nel domani e a non perdere la speranza, solo grazie all’amore di Dio che non ci lascia mai soli.
    E a me, come mi ha risvegliato da quel nulla?
    Attraverso una telefonata: mia cugina che coinvolge me e altri familiari in una videochiamata dove leggiamo insieme un capitolo di un testo che parla di Gesù e del suo amore per noi.
    Chiudo la videochiamata e mi sento nuovamente piena di energie, di forza vitale, e ho pensato che Dio si fosse rivelato a me attraverso quel testo letto in compagnia, che volesse darmi un segno della sua presenza e che mi invitasse ad agire.
    La sera dopo poi c’e stato il collegamento di prova di Scuola di comunità e di nuovo Dio ha bussato alla mia porta attraverso i volti e le voci delle persone che mi stanno accompagnando in questo cammino di fede
    E mi piace a questo punto ricordare le parole di Giussani sull’importanza della compagnia:
    “… non si sta insieme per un interesse o per un affetto particolare ma per una decisione di seguire dei volti incontrati perché se ne riconosce la convenienza per la propria vita. L’amicizia vera è un aiuto a vivere la memoria di Cristo, a tenere alto lo sguardo, è una compagnia al destino e il destino è Cristo e allora lo scopo dello stare insieme è il richiamarsi per non distrarsi e rimanere saldi nella fede”

    Ecco il vero valore della compagnia, e siamo fortunati che abbiamo questo aiuto umano che ci riporta sulla via quando la perdiamo e con cui condividere pensieri e testimonianze preziose del nostro rapporto con Lui.

  19. Come la maggior parte di noi privilegiati, che non siamo ammalati, questa epidemia e’ qualcosa di molto più grande di noi, smisurata, sconosciuta.
    Ci voleva un evento esterno, così tragico e impalpabile, per farci cambiare profondamente e repentinamente la vita.
    Innanzitutto la scoperta dell’essenzialità dei beni primari, sfrondando il superfluo.
    La nostra fragilità, il livellamento di chiunque di fronte al virus.
    Il silenzio, che non conoscevamo più, storditi come eravamo. Lo scorrere lento del tempo. Essere costretti a stare insieme, senza scappatoie, magari riscoprendoci. La mancanza di contatti fisici. La privazione della libertà di muoversi.
    Lo smarrimento per non poterci ritrovare tutti a messa. La riscoperta di un profondo bisogno spirituale, che avevamo dimenticato.
    La Natura si è ripresa la rivincita. La primavera avanza comunque.
    Speriamo tutto finisca presto. Dio ci è vicino e forse ci ha voluto far capire qualcosa.

  20. Questa “clausura forzata” porta inevitabilmente a pensare, a rimodulare le proprie giornate.
    Sentendo i diversi appelli del TG mi è venuto in mente più volte il libro di Costanza Miriano: OBBEDIRE E’ MEGLIO. Nella presentazione leggiamo: “non fidiamoci troppo di noi, dei nostri sentimenti a volte strampalati, ma indossiamo, quando ce n’è bisogno, un abito di umiltà. I problemi, anche quelli più difficili, appariranno in una luce diversa e cominceranno a risolversi”.
    Ci si sta chiedendo di combattere un nemico invisibile che nessuno conosce stando a casa; ne sono uscite tante di vignette al riguardo, e tante nascondono anche “grandi verità”: ci si sta chiedendo di stare a casa, non di andare in trincea come ai nostri nonni; ci si sta chiedendo di rimanere a casa e di “salvare l’Italia” sdraiati (volendo) sul divano: non facendo chissà cosa di eroico (come invece a medici e infermieri).
    Non credevo di farcela; io che non sopporto stare dentro casa nemmeno un pomeriggio, sono in telelavoro (come quasi tutti i miei colleghi) da giovedì, qualcuno anche da prima (le mamme con i bambini e i colleghi pendolari che vengono in ufficio con i mezzi).
    Io che alla prospettiva di stare dentro casa per un pomeriggio mi veniva il magone, mi ritrovo a starci h24, e anche senza sforzo.
    Mi si sono aperti gli occhi, Qualcuno mi ha aperto gli occhi.
    Ho scoperto che 40 mq di casa (che credevo pochissimi) sono sufficienti per una casa e due uffici (anche Andrea è in telelavoro).
    Ho scoperto che mi piace a stare a casa, che gestire il lavoro da casa non è poi così male. Posso iniziare la giornata seguendo la S. Messa, cosa che andando in ufficio mi è impossibile; e già questo è una grandezza immensa
    Ho scoperto la bellezza della giornata “a misura d’uomo”, e non frenetica.
    Ho scoperto quanto affetto e legame ci sia tra di noi, e quanto sia bella la nostra compagnia. Ieri durante la prova di connessione zoom per la SdC mi veniva quasi da piangere a rivedere tutti i miei amici.
    Ho scoperto che nulla è scontato ed è tutto un dono, anche una semplice passeggiata.
    Ho scoperto che anche la messa in TV, che ancora un po’ fatico a seguire è un dono, perché senza essa ora sarei veramente persa.
    Ho scoperto che è bello “obbedire” a Qualcuno, e che l’educazione ricevuta si vede in tutte le circostanze.
    Grazie di tutto quello che fate a distanza per noi, per il vostro affetto, per la vostra percettibilissima presenza in questa lunga, e sicuramente originale Quaresima.

  21. Penso che per chi è libero dalla malattia del virus, questo è un tempo privilegiato. Finalmente tutti insieme ci fermiamo. Il tempo, un tempo lusso di pochi, ora è appannaggio di tutti. Ora ci troviamo uno di fronte all’altro, io famiglia, a fare i veri conti. A incontrarci veramente. Siamo più stretti e ora ci viene chiesta la prova del nostro amore, con coerenza, senza poter scappare.
    Mi viene più voglia di salutare le persone che non conosco, quelle in fila fuori dal supermarket o che si affacciano in balcone.
    Poi mi dedico finalmente a fare quella pulizia interiore esteriore di tutte quelle cose rimaste ferme per anni nella casa. Finalmente è arrivato questo tempo per stare fermi e per fare le cose essenziali a cui non davo mai il giusto spazio, sebbene lo desiderassi.
    Non voglio nemmeno stare troppo connessa. Voglio stare in silenzio a sentire lo stupore per tutto questo silenzio. E aspettare che da questo vuoto, emergano riflessioni e domande, non più generate dalla mia testa pensante, ma dallo Spirito, che finalmente ha più spazio per farsi ascoltare.

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