Cosa attendiamo?

Padre Mauro Lepori – Sperare in Cristo 

L’attesa umana è la vera misura del tempo, una misura che non è numerica, non è cronologica. Noi ci siamo abituati a calcolare l’attesa, a dire che abbiamo aspettato un’ora, che il treno è in ritardo di cinque minuti, che Internet ci ha fatto attendere 14 infiniti secondi prima di rispondere al nostro clic. Ma quando la misuriamo così, snaturiamo l’attesa, ne facciamo una cosa, un fenomeno staccato da noi stessi e da ciò che attendiamo. E’ come se l’attesa fosse qualcosa a sé, in sé, senza relazione. Invece l’attesa, ed è qui il punto cruciale, è relazione, è una dimensione del ministero della relazione. […] La cultura informatica, introducendo in tutte le nostre attività il calcolo numerico dell’attesa che queste attività possono comportare, e soprattutto dandoci l’illusione che tutto possa avvenire subito, senza attesa, ci priva di una dimensione essenziale dell’esperienza umana: ci priva della libertà di attendere, di voler attendere. Saper attendere, saper “attendere l’attesa”. […] Vegliare, nel senso evangelico, vuol dire attendere l’attesa, ma con la consapevolezza di fede che la nostra attesa più vera e decisiva è l’attesa di Dio. La vera attesa umana è l’attesa di Dio. Solo l’attesa di Dio, da senso al tempo, è il senso del tempo. […] La vera natura del tempo umano è l’attesa dell’incontro definitivo con il Signore. [p. 52-54]

L’Eterno crea il tempo per creare lo spazio dell’attesa di Lui. […]

Il peccato però ha ingannato il tempo e l’eternità perché ha ingannato il tempo dell’attesa di Dio. La mano di Eva e Adamo, volendo afferrare subito un compimento di sé alternativo a Dio, ha infranto il senso del tempo, il significato del tempo, la bellezza del tempo, perché ha tradito l’attesa di Dio. Il peccato originale fu un prendere subito, un main-tenant, un tenere in mano il frutto strappato, senza attendere il Signore che prima o poi ce lo avrebbe donato […] come incontro con Lui. […]

Con il peccato, il tempo ha perso la pienezza e la bellezza di essere spazio di attesa del Dio che ci crea per attirarci a Lui. Dio, dopo il peccato, viene a passeggiare nel giardino […] ed ecco scopre che il tempo per l’uomo e la donna non è più attesa di Lui. L’uomo non gli va più incontro: il tempo per l’uomo non è più teso all’incontro con il suo Creatore. L’uomo non vive più il tempo per incontrare il Signore; non lo vive più vegliando per attendere lo Sposo. Il tempo della vita umana diventa così senza senso, come se camminassimo senza direzione in un deserto.

Cosa fa allora Dio per richiamarci all’attesa di Lui che dà senso alla vita? Dio lascia entrare nell’esperienza umana la fatica, il dolore e la morte (che) […] smascherano l’illusione di possedere il tempo […] e possono diventare occasioni per ritrovare il vero senso del tempo della vita. […] Non solo esperienze in cui il tempo ci è strappato dalle mani, ma occasioni in cui il tempo può essere donato, offerto: in cui il tempo della nostra vita può mendicare a mani vuote l’Eterno che ci ama e ci crea […] A mani vuote, cioè con mani che non afferrano più, che non sono più artigli da uccello rapace, ma espressione dell’accoglienza di un dono. [p. 55-58] 

Cosa ha fatto Gesù, il Figlio di Dio, durante trent’anni a Nazareth? Anche lui ha atteso, ha vissuto il tempo dell’attesa, senza fretta, con obbedienza. […] Per trent’anni ha atteso la sua ora, l’ora della sua missione, l’ora voluta dal Padre […]

Quando abbiamo fretta, quando vogliamo tutto subito, il problema non è che manchiamo di tempo: il problema è che non attendiamo Dio, che da quello che stiamo vivendo, facendo, incontrando, non attendiamo altro che quella cosa lì, che quel risultato lì, che quel determinato piacere, che quella soddisfazione immediata. Non attendiamo l’infinito, l’eterno, non attendiamo Dio. Soffochiamo il tempo perché non respiriamo l’attesa di Dio, la speranza di Dio. […]

Sant’Antonio Abate diceva ai suoi monaci: “Respirate sempre Cristo!” […] coscienza di un bisogno, di una povertà vitale, di una impotenza radicale: di aver bisogno di Cristo come abbiamo bisogno dell’aria per vivere! […]

E’ come se sant’Antonio avesse detto ai suoi discepoli che anche quando abbiamo bisogno di aria, è di Cristo che abbiamo bisogno, cioè ogni bisogno umano è un simbolo reale, concreto del nostro bisogno del Signore, della nostra attesa di Gesù Cristo, Sposo della vita.

E’ come se dicesse: quando vi manca l’aria, o quando avete fame e sete, o quando vi manca la salute, o la compagnia e l’amore del prossimo, quando vi manca l’affetto, sappiate che è di Cristo che avete e avrete sempre bisogno, è Lui che manca veramente e profondamente al cuore umano. […]

Gesù […] ha sempre vissuto tutto ciò che è umano come via di rapporto con il Padre, come occasione concreta di pensare al Padre, di amare il Padre, di chiedere tutto al Padre, di lodare con gratitudine il Padre per ogni cosa.

L’attesa di Dio non mortifica il gusto della vita. Al contrario: […] Quando dalla vita attendiamo solo l’immediato, quello che possiamo afferrare noi senza impegnare il cuore nel desiderio dell’infinito, subito facciamo l’esperienza della delusione, subito il frutto che abbiamo strappato dall’albero e che teniamo in mano, ci delude, marcisce, ci rende più vuoti, tristi. […]

L’attesa di Dio ci riempie il tempo, riempie l’istante, come quando il vento tende e gonfia potentemente la vela che permette alla barca di muoversi, di avere una direzione, un dinamismo che sfida i flutti del mare. Ma il vento gonfia la vela perché soffia più lontano del punto in cui si trova la vela perché soffia più lontano del punto in cui si trova la barca, perché soffia verso uno spazio infinito. Oppure l’acqua del ruscello che muove la ruota e quindi la macina del mulino: lo fa perché l’acqua scorre verso il mare. L’acqua stagnante non ha l’energia per muovere la ruota del mulino. Invece ce l’ha l’acqua che scorre verso il mare. E l’energia è proprio in questa destinazione, in questa direzione decisa verso lo spazio infinito del mare.

Lo stesso accade nella nostra vita: più siamo tesi a desiderare Dio, ad attendere Dio, a sperare in Lui, e più ogni piccolo movimento, ogni passo di cui è composta l’umana esistenza si ritrova animato da un’energia, da una vitalità altrimenti impossibile, e che stupisce, perché di fatto è un miracolo, un’opera di Dio che passa misteriosamente attraverso la nostra piccola vita quotidiana. (p. 59-62)

Salmo 129: “L’anima mia attende il Signore più che le sentinelle l’aurora”.

Le sentinelle durante la notte attendono l’aurora, attendono il mattino. Cioè vivono il tempo attendendo un altro tempo. […]

Israele invece è educato ad attendere Qualcuno, ad attendere il Signore, e questo cambia tutto. Il tempo non è più solo attesa di un altro tempo, il tempo non attende più solo se stesso: è attesa dell’eterno. Attesa dell’eterno nel tempo. Attesa vissuta dentro il tempo, ma di Qualcuno che è eterno, ma di un incontro con l’Eterno. Il tempo potrebbe restare com’è, restare faticoso, doloroso e mortale com’è ma diventa lo spazio di una relazione, di un incontro, di una presenza eterni, infiniti. E questo cambia tutto, come ce lo dimostrano i santi, i martiri, e tanti testimoni attorno a noi e fra di noi.

Questa posizione del cuore, che dal tempo non attende altro tempo ma la venuta del Signore, rende liberi […] quest’attesa piena di speranza libera dalla dittatura che imponiamo a noi stessi e agli altri quando la nostra felicità dipende solo da ciò che ci sfugge, da ciò che passa, o da ciò che passerà fra un instante, anche se riusciamo ad afferrarlo. [p. 65]