Dopo le parole di Trump, i media precisano che nel paese africano i cristiani non sono presi di mira. Ma si sbagliano: tra preti rapiti e chiese distrutte, la situazione è catastrofica
Gioia e dolore hanno il confine incerto, cantava Fabrizio De Andrè nella sua Ave Maria. È il sapore che lascia il comunicato del 4 novembre della diocesi cattolica di Auchi, nella Nigeria meridionale, informando che due dei tre seminaristi rapiti a luglio sono ormai liberi, mentre il terzo è stato assassinato.
I tre giovani erano stati rapiti dal seminario minore dell’Immacolata concezione di Ivianokpodi il 10 luglio ed erano poco più che ragazzi, tra i 15 e i 16 anni. Uno di loro, Japhet Jesse, era riuscito a sfuggire ai rapitori già il 18 luglio. Un altro, Joshua Aleobua, è stato liberato ma il terzo, Emmanuel Alabi, è rimasto ucciso.
Tre chiese al giorno distrutte in Nigeria
Il rapimento e l’uccisione di sacerdoti e seminaristi in Nigeria ormai non fa più notizia. Non esiste nessun altro posto al mondo, infatti, dove negli ultimi dieci anni siano stati rapiti o uccisi 250 sacerdoti e 350 pastori protestanti. Una media di 60 all’anno, più di uno a settimana.
È difficile anche trovare un altro paese al mondo dove, dal 2009, siano state distrutte 1G.100 chiese, cioè 1.200 all’anno in media, 100 al mese, tre al giorno. Dal 2009, cioè da quando è iniziato l’offensiva di Boko Haram in Nigeria, circa 50 mila cristiani sono stati uccisi. Trentamila solo negli ultimi dieci anni. E 15 milioni di fedeli hanno dovuto abbandonare le proprie case per sfuggire ai terroristi.
Il massacro di Pentecoste del 2022
Se fino a qualche anno fa la situazione era gravissima nel nord del paese e allarmante nel centro-nord, il sud della Nigeria rimaneva relativamente tranquillo per l’assenza dei grandi gruppi terroristici come Boko Haram o Iswap. Ma da anni non è più così.
L’ultimo spettacolare attentato in una chiesa cattolica in Nigeria, il massacro durante la Messa di Pentecoste nella chiesa di St Francis di Owo, nella diocesi di Ondo, è avvenuto nel sud-ovest del paese il 5 giugno 2022 e ha causato la morte di oltre 50 cattolici.
Allora il vescovo di Ondo, monsignor Jude Arougundade, disse: «Questa è follia. Non esiste un solo altro luogo al mondo dove si pianifica di uccidere bambini, neonati, mariti e mogli mentre pregano Dio nel giorno della Pentecoste. Chi cercava di scappare veniva ucciso alle spalle. Quello che la gente di tutto il mondo deve sapere è che la Nigeria è in guerra e questo tipo di guerra è diretta ai civili e non so quale scopo possa avere».
Non solo Boko Haram e Iswap
Gli amanti dei distinguo, come Giulio Albanese su Avvenire, fanno a gara a ricordare che negli attentati dei jihadisti muoiono sia cristiani che musulmani (ovviamente). Altri notano che in assoluto sono morti più musulmani che cristiani, anche se quando vengono fatti questi calcoli – che restano dubbi – quasi nessuno ricorda che nel nord del paese i musulmani sono come minimo il 30 per cento in più dei cristiani.
Soprattutto, però, i media insistono a parlare di Boko Haram e Iswap ignorando che da almeno sei anni esiste un gruppo che causa cinque volte più vittime con i suoi attacchi delle due famose organizzazioni jihadiste: le bande armate di Fulani, etnia prevalentemente musulmana.
Secondo i dati dell’Osservatorio per la libertà religiosa in Africa, dal 2019 al 2024 i Fulani sono responsabili dell’uccisione di 36.056 civili su 66.656, cioè il 47%. Boko Haram e Iswap, invece, hanno causato “appena” l’11% delle vittime. E il rapporto tra i cristiani e i musulmani uccisi non è nemmeno lontanamente paragonabile: «I dati rivelano che per ogni musulmano vengono uccisi 2,4 cristiani [tra il 2019 e il 2024]». Ma se invece che fare calcoli in termini assoluti si parametrano le vittime in proporzione alla dimensione delle comunità, si scopre che «i cristiani vengono uccisi a un tasso superiore di 5,2 volte ai musulmani».
«Cristiani vittime di pulizia etnica»
Come documentato da Tempi in un reportage, soprattutto nella Middle Belt le stragi sono impressionanti per efferatezza. Molti cercano di ridurre gli eccidi a scontri tra comunità: pastori nomadi da una parte, agricoltori stanziali dall’altra.
Ma non è così, come testimoniato a Tempi da uno dei tanti capi tribù cristiani che abitano negli Stati di Plateau e Kaduna, Prince Robert Ashi Dodo, leader degli Irigwe:
«Negli ultimi anni abbiamo subìto centinaia di attacchi premeditati e ben orchestrati. Non c’è alcun problema di terre contese tra noi e i Fulani: loro vogliono soggiogarci e sopprimerci. Arrivano di notte parlando in fulfulde, il loro dialetto, con armi sofisticate, e ci braccano casa per casa, stanza per stanza.
Fanno a pezzi la nostra gente con i machete come se fossimo animali. Cospargono di benzina le persone e poi appiccano il fuoco. Con le loro mandrie distruggono i nostri raccolti. Ǫuesti non sono “scontri”, questa è pulizia etnica».
Le ragioni delle violenze in Nigeria
La strage di cristiani e l’epidemia di rapimenti non è motivata solo dall’odio religioso, ma da un insieme di ragioni tutte intrecciate tra loro. La povertà che attanaglia il paese spinge centinaia di giovani a entrare a far parte di bande armate bene inserite nel lucroso racket dei rapimenti.
La corruzione diffusa nel paese fa sì poi che i militari non fermino gli attentati, voltandosi dall’altra parte, che la polizia non indaghi i crimini e che la giustizia non persegua i criminali, soprattutto quando appartengono alla propria etnia. La politica, poi, dominata nelle sue figure apicali dai musulmani per ragioni storiche, garantisce sicurezza solo nelle località che assicurano voti.
«I cristiani sono in via d’estinzione»
Il fatto che esistano molte ragioni, oltre all’odio religioso, per cui i cristiani vengono presi di mira in Nigeria non è una buona ragione per negare una realtà che è sotto gli occhi di tutti: pur rappresentando il 50% della popolazione e pur avendo vissuto per secoli in armonia con i musulmani, oggi i cristiani sono perseguitati in Nigeria, specialmente al nord.
Come dichiarato a Tempi dal reverendo Steven Dangana, presidente nello stato di Plateau della Confraternita pentecostale, «il paese è ormai costellato di fosse comuni: i cristiani stanno diventando una specie in via d’estinzione in Nigeria».
Tutti contro Donald Trump
Da decenni l’Occidente considera la libertà religiosa un diritto umano di serie B. Non ritenendo la religione un fattore importante per l’uomo, ignorano le realtà in cui la fede viene repressa. Gli stati europei, e non solo, provano vergogna della propria identità, desiderano staccarsi dal proprio passato e così non amano parlare di cristianesimo, ancora meno riconoscere che nel mondo ci sono ancora persone che vengono uccise solo perché abbracciano la fede cristiana.
Ecco perché quando Donald Trump ha dichiarato che interverrà in Nigeria «se il paese continuerà a permettere che vengano uccisi i cristiani» c’è stata una sollevazione generale. I media in tutto l’Occidente si sono affrettati a dimostrare che non è così e che in fondo va tutto bene.
I martiri della Nigeria
Ma non va tutto bene in Nigeria. E per capire che gli omicidi e le stragi non sono normali atti criminali, basta guardare il video diffuso dai rapitori dei giovani seminaristi di Ivianokpodi.
I ragazzi sono stati costretti a implorare di essere liberati tenendo in mano teschi umani, mentre gli uomini armati passeggiavano compiaciuti alle loro spalle puntando loro i kalashnikov alla testa.
Un episodio simile di sadica violenza è avvenuto anche durante la prigionia di Michael Nnadi, seminarista di Kaduna costretto a ballare e a muggire come una mucca. È stato ucciso con un colpo di fucile alla testa nel 2020 perché, come dichiarato da uno dei rapitori arrestati, li invitava a convertirsi e «continuava a parlarci di Dio». Come dichiarato a Tempi da Samuel Kanta Sakaba, vicerettore del seminario del Buon Pastore a Kaduna, «Michael è un martire, come santo Stefano, ha dato la vita per portare il messaggio di Cristo ai terroristi».