Io meritavo un’altra vita…

don Gino Tedoldi citato da Costanza Miriano in “Non desiderare la vita d’altri” p. 176-178

Come facciamo a credere di essere amati, visto che abbiamo quella famosa ferita dentro, il cui unico scopo è convincerci che qualcuno vuole fregarci? Il nemico, l’accusatore, prima di tutto accusa Dio. Lo accusa di trattarti male. Prende l’occasione di una sofferenza, di una cosa che ti urta, che ti umilia, che non ti piace, per dirti: ecco, vedi chi è Dio? Vedi come ti tratta? Ti tratta male! Guarda tua moglie, guarda tuo marito, tuo figlio, guarda il tuo corpo, guarda le malattie, i soldi che hai, ma meriti questo, tu?

Quando verrà il Messia, non curerà i tumori dei bambini, prima di tutto curerà i ciechi, perché se non ti cura gli occhi, non potrai vedere l’amore di Dio. E se non vedi l’amore di Dio sei fritto, la tua giornata è insoddisfatta. Ti alzi al mattino, come apri gli occhi hai una tonnellata qui, una là, la giornata è tutto un peso. Perché in fondo sei un orfano, perché non c’è un Dio Padre, in fondo tutto dipende da te, è tutto sulle tue spalle! E quando è tutto sulle tue spalle, i rimedi te li devi cercare tu, i problemi sono tanti, e tu sei come Pietro che affonda nell’acqua. E mentre ti agiti per cercare soluzioni, guardi tutto meno che Dio. A Pietro che affonda, il Signore dice: “Guarda me, non te stesso. Stai guardando alle tue forze, stai guardando gli amici tuoi, stai cercando nel tuo ambiente, ti stai arruffando e agitando per trovare soluzioni, guardando a tutto e tutti meno che a me!

Hanno ragione i profeti quando dicono “Fate l’amore con tutto meno che con me”, dice il Signore. Con quante cose hai fatto l’amore, tu? Con i progetti, con i soldi, con una donna, con un uomo, con un figlio, con i nipoti, con la casa, con delle stupidaggini, con delle speranze… Quanto patrimonio di energie, di forze, di tempo abbiamo dato. Perché spendere un patrimonio per quello che non ti sazia mai? Nessuno ti riempie, nessuno ti sazia perché sei cieco, non cattivo. Cioè non vedi l’amore di Dio. E come si fa ad aprire gli occhi?

Quando ti innamori canticchi, sei pieno di energia, c’è un sole dentro. Invece il demonio ti acceca su di te, sulla tua storia. E quando non vedi l’amore che Dio e gli altri hanno per te, si spegne il motore della vita. Provi una tristezza sottile per tutto ciò che ti circonda, parti con la tangente della fantasia, e li trovi le pampas argentine, il demonio ti fa cavalcare e cominci a vivere nella non realtà. Non fai la missione che Dio ti ha dato: non sei la moglie, la mamma, il padre che Dio ha pensato.

Infatti uno dei titoli del demonio è poneròs, “faticoso”. Perché quando c’è qualcosa che non accetti della tua storia, tutto diventa faticoso. Lui si serve di tutto quello che non accetti, fa in modo che tu ti senta una vittima.

Io meritavo un’altra vita, un altro marito, un altro corpo, oppure più seno, meno fianchi e così via. Quante cose non accettiamo di noi? Allora il nemico si serve di quello che non accetti. Che tra l’altro è quasi tutto: poco o niente ci va bene, perché con il peccato ci rendiamo conto di essere nudi. Nudi non perché non abbiamo vestiti, ma perché tutto ci ferisce. Infatti, quando Adamo ed Eva peccano, tutto il giardino diventa spinoso, tutto si trasforma in fatica. Perfino le stupidaggini, come una telefonata andata male, il tono della voce, e ancora “mi ha parlato così”, “doveva dirmi cosà”. Per ogni cretinata un dramma, e così mezza giornata se ne va sotto un treno, buttata dalla finestra per una stupidaggine.

Solo quando lo sguardo è curato, allora possiamo cominciare a capire che la sofferenza è come un’esca: il Signore ci aggancia attraverso quella per tenerci attaccati a Lui, perché ci vuole bene. È sempre così. Il re Davide, per esempio, rovina tutto proprio quando le cose gli vanno bene: è da re che si innamora di Betsabea, e manda suo marito a morire al fronte.

Quando le cose ti vanno bene, facilmente diventi uno stupido. Per questo al Signore non resta che un amo, quello della sofferenza. Un aggancio che permette perché ci vuole bene. Invece quando tutte le cose ti vanno bene non capisci nulla, sei un piccolo Padreterno, lo fai senza rendertene conto, tratti la tua testa come se fosse il Santissimo Sacramento.