2 Replies to “Continuare a pensare in tempo di guerra”

  1. Vorrei aggiungere che comunque il continuo scambio di vedute con l’amico che ho citato nel commento, è un altrettanto valido aiuto a guardare ciò che accade. Lui ieri mi faceva osservare il paradosso del dover riporre su un dittatore come Erdogan, le maggiori speranze per una mediazione che possa fare cessare la guerra tra Russia ed Ucraina e aggiunge di non essere pro Putin, di desiderare anche lui che prevalgano i sistemi democratici, però, aggiunge, “siamo troppo occidentali per capire. Con la Russia era necessario mettere dei bei paletti visto e considerato il loro regime politico……invece no, tu hai gas petrolio e rubli quindi compro gas invece di avviare politiche energetiche diverse e a tutti i mafiosi russi vendo Toscana Sardegna ecc.
    Acquisiamo gli ex stati del blocco di Varsavia e anziché aiutarli ad elevare la loro condizione per poi farli entrare in Europa cosa facciamo? Li annettiamo subito, delocalizziamo le produzioni e le industrie creiamo gabbie salariali anziché globalizzare i contratti di lavoro…….e potrei continuare, ma solo per dire che c’è qualcosa che non va e questo qualcosa credo sia voluto”.
    Mi sembra che abbia ragione su questo. Grazie ancora…

  2. La prima volta che ho seguito questo incontro è stato la sera in cui si è svolto in parrocchia. Confesso che, date le mie lacune in storia, l’impegno di attenzione che ha richiesto, mi ha lasciata stremata, ma con il desiderio di riascoltare e metabolizzare i contenuti così efficacemente messi a fuoco, anche grazie alle domande formulate. Per cui sono qui soprattutto a dire un grande grazie e a pubblicizzare l’ascolto di questo incontro, magari organizzandosi nel farlo scorrere mentre ci si occupa di attività domestiche, ad esempio lo stiro. Ieri nel riascoltarlo, ne ho colto molto di più i diversi aspetti e mi sta aiutando in particolare nel rapportarmi con un caro amico molto schierato in una visione putiniana della realtà, per cui si sbilancia fino a sostenere le ragioni di Putin, giustificandole con le crudeltà commesse dagli Stati Uniti d’America dalla seconda guerra mondiale, fino alla precipitosa fuga dall’Afghanistan e con l’assenza di una politica Europea unitaria.

    Grazie don Michele.

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